lunedì 6 aprile 2009

I Dialoghi Come Libro Sotto Il Cuscino


Sono sicuro che parlare di Confucio sia un argomento molto delicato. Si tratta comunque di una tradizione dalle proporzioni esponenziali e di conseguenza quasi impossibile da affrontare nella sua interezza. Oggi, però, è importante sapere che si può far tesoro delle sue parole, dentro di noi, riflettendo sul senso che possono dare ad una persona nel suo contesto sociale, oramai abbastanza a rischio direi. Perciò quello che percepisco avendo in mano i Dialoghi (Lunyu) del Maestro è un'infinita sensazione di responsabilità, prima verso noi stessi, poi verso gli altri. Alla fine si tratta di una semplice raccolta di aforismi, discussioni e aneddoti dello stesso Confucio, redatta dai suoi discepoli. In apparenza, quindi, non è nulla di nuovo. Aprendo il libro, però, anche a caso, si può ritrovare un patrimonio di riflessione attiva, e preciso “attiva”, che coinvolge l'individuo all'esercizio del pensiero. La faccenda, per cui, diventa più intensa e le parole si trasformano in un vero e proprio specchio di se stessi. Volendo, potremmo chiamare questa traslazione “Dao”, la Via, come ci dice il Maestro. Il tutto sempre in un contesto dinamico, che non è congelato e che vede la partecipazione spirituale della persona senziente. Disse infatti il saggio: “è l'uomo che può rendere grande la Via, non la Via che può rendere grande l'uomo.” Questo significa che il processo di crescita interiore è inevitabile, che non deve essere direttamente trasportato alla fine del percorso ma che, piano piano, a poco a poco, raggiunge uno scalino più alto (con coscienza del passo appena compiuto, del gesto in sé). In un fiume che ci trasporta verso la Via degli Antichi, allora, Confucio ci insegna a dare valore alle cose, a quello che abbiamo e spesso perdiamo di vista. Nulla di più attuale insomma. E l'uomo retto (Junzi) diventa un monito sul quale misurare la propria fallibilità, diventando assolutamente disposti ad ampliare la benevolenza umana (ren) in una dimensione di speranza. In questo modo, “Chi al mattino ode parlare della Via, giunta la sera potrà anche morire.” Il valore del rito, della propria sacralità, del proprio spazio, detto dal Maestro, “li”, offre una mano molto forte per aprire una finestra sulla propria interiorità. Stiamo parlando, con stupore, di un testo risalente al Periodo delle Primavere e degli Autunni e al Periodo dei Regni Combattenti della storia cinese (479 a.c. - 221 a.c., arco di tempo di transizione, in cui i valori precedentemente affermatisi crollavano), che non trova difficoltà ad essere perfettamente contemporaneo, con le stesse problematiche.

Per tale motivo, questo scritto, non è nient'altro che un libro, è vero, ma è un libro da mettere sotto il cuscino. Da prendere tra le mani prima di andare a dormire o appena svegli con il caffè, da aprire per riflettere, per stimolarsi, per attivarsi. Un modo per pensare senza aver deciso di farlo.


Rubens Lanzillotti

4 commenti:

Mario ha detto...

"un libro da prendere in mano la mattina con il caffè"..
Si..
Splendida sensazione.
Pochissime parole..
Precise.
"Quotidianità"
: la via non è un percorso da seguire o una serie di precetti/ideali a cui legare il proprio esistere.. la via è qualcosa che ci aspetta, insieme al caffè, appena svegli..

Bello davvero.

Anonimo ha detto...

rubens prendi con cautela confucio. al primo impatto sembra eccezionale, ma sono solo belle frasi che non sempre vanno prese alla lettera perchè dietro a queste parole ci sono concetti nascosti da scovare. aforismi del genere secondo me sono molto pericolosi per giovani pieni di ardore. ciaociao

jinmei ha detto...

come anonimo? sono jinmei.

WhiteWolf ha detto...

jinmei, credimi, capisco perfettamente quello che dici. Il mio però non è un primo impatto, anzi, si tratta di un'attenta analisi, che avrà un'evoluzione sempre diversa nel tempo. Affronto il discorso come mio punto di vista, rendendolo molto soggettivo e riflessivo. Mi sono preso la briga, infatti, di scrivere all'inizio del testo le seguenti parole:"Sono sicuro che parlare di Confucio sia un argomento molto delicato...". Sono fiducioso, nella "quotidianità" (per usare le parole di Mario) dell'opera in questione, che non và presa quindi, alla lettera, ma và interiorizzata. Secondo me, se usata con intelligenza può essere di ottimo aiuto. Tutto sta all'essere umano. Dinamico e non passivo.
Ti invito a rileggere quello che ho scritto. A presto.und