martedì 31 marzo 2009

Bambini..

Mi piace immaginare il mondo come popolato da bambini..


Ho ancora memoria di molte delle sensazioni della mia infanzia. È una cosa di cui son contento, attribuisco loro molto valore.

Faccio difficoltà a riconoscere quel valore, però, come legato all’ inesperienza o alla candida assenza di cinismo. Al contrario, credo che il valore sia in loro stesse, credo gli appartenga.

Per lo più, i miei ricordi, si legano alle prime visioni/interpretazioni del mondo.


Sembra quindi invertito, il legame di dipendenza: non è la condizione di bambino a renderli importanti, quanto piuttosto il contrario: il mio esser stato bambino si riempie di valore grazie alle stesse visioni, ed alle stesse interpretazioni che rendono la mia infanzia diversa dalla mia “maturità”.

Ma queste restano solo chiacchiere.. girare sul bordo di una ciotola senza riuscire a capire se il contenuto è dolce o salato. A che pro?


La condizione di bambino, legata al candore e all’inesperienza, mi permetteva di guardare il mondo negli occhi, senza chiedere il permesso a nessuno. Questo è ciò che importa. Guardare il mondo negli occhi.


Il mondo, il mio mondo, era costellato di bambini.. solo pochi erano adulti, anche tra i grandi, molti erano bambini mascherati..

Ognuno aveva la sua particolarità, ognuno le sue caratteristiche senza nome, ognuno il suo personaggio dei cartoni di riferimento: lui è come Giangi (il ciccione di Doraemon), è un bulletto in fondo dolce e solo spaventato; lui invece è come Oliver Hutton, fiero, sordo alle critiche e completamente dedicato alla sua missione; etc..

Non c’era orgoglio, non c’era vergogna.. c’era pudore.. era tutta un’altra cosa, insomma..


Tutti i bambini sono uguali.


Beh.. si, certo.. nella mente di un bambino si creano subito delle gerarchie legate ai primi sistemi di valore che fanno breccia: il più bravo a calcio, il più matto, quello che picchia di più.. ma siamo tutti uguali, siamo ancora in potenziale. E questa cosa, almeno io, la sentivo molto.


Capitava spesso, vedendo camminare qualcuno, di immaginarlo da adulto.

Ed eccolo lì, qualche istante dopo, nella tua mente, che passeggiava tra i corridoi di un ufficio. Un po’ distratto un po’ assorto, semplicemente a camminare. Probabilmente perché non è che avessi molto chiaro cos’è che si facesse tutto il giorno in un ufficio. Onor del vero ancora adesso ho molti dubbi in merito..

Oppure eccolo lì, con le mani sporche di grasso, assorto in un lavoro ad una macchina blu, chinato con la testa nel cofano, ciglia aggrottate, un po’ arrabbiato, un po’ burbero. Nel tuo cuore di bambino, però infondo lo sai che è solo perché è assorto nel suo lavoro e un po’ distratto dal mondo.

Allora lo chiami.. nella tua testa, “Giulio!!”. E lo osservi curioso mentre si tira su dal motore, con il grasso anche sulle guance, voltare la faccia con un bel sorriso dolce e spontaneo, pronto ad accogliere la tua voce di bambino che chiede di lui..


Quando immagini un tuo amico da grande non riesci a non immaginarlo come un papà.. per te è quello essere grande.. non è essere anziano, o essere cresciuto/invecchiato.

È avere anche tu un bambino, di 8 anni, che vede il mondo e crede che sia nuovo..

Essere adulti, essere grandi è sapere che non è così, che almeno un po’ lo hai usato tu..

È sapere, anche se mai fino in fondo, sapere che il mondo non l’ha creato tuo papà.. e che forse neanche il suo papà..

Essere grandi è non essere più il primo della serie.. è essere il papà del bambino che sta lì, all’inizio. Il tuo..

Quando è così.. sei diventato uno dei grandi..


Ma a quell’epoca eri tu l’apripiste. Lo siam stati tutti..

Non esiste un solo essere al mondo che non sia stato bambino.

Non esiste un solo essere al mondo che non abbia intaccato il suo potenziale riducendone la portata, giorno dopo giorno.

Non c’è un solo essere al mondo che non abbia fatto le sue scelte, costruendo la sua immagine.

Ma non a quell’epoca.

Non in quel momento.. Lì eravamo tutti in potenziale..

Lì eravamo ancora tutti uguali..

E tutti sentono che è una cosa che non dura..

Anche tu.. Sapevi che da grande non sarebbe stato così.


E poi diventi grande..

Non è un esplosione, succede giorno per giorno..

È lento e graduale..

“Sai, io sono diventato grande il 15 settembre del 2003..”

Non funziona così..

Funziona che un giorno, uno come tanti, un martedì.. o magari un giovedì.. anche se sconsiglio caldamente di iniziare qualsiasi cosa di giovedì.. un bel giorno, la sveglia suona, ti alzi dal letto, barba, denti e vestiti e senti una voce sussurrarti che ormai sei grande..

Già tutti i parenti a natale te lo avevano detto, forse per la barba, o per l’università.. ma non è la stessa cosa.

Loro non hanno potere su di te.. nessuno ha potere su di te, infondo..


Sei grande.. e ormai lo sai benissimo che non siamo tutti sullo stesso livello..

Ognuno ha i suoi livelli, con i suoi nomi ed i suoi punti di riferimento.. ma siamo tutti migliori o peggiori degli altri, per questa o per quest’altra graduatoria..


Spesso mi trovo su un livello più basso di un altro e mi scopro ad odiarlo, senza nemmeno aver scambiato due parole con lui..

L’ho deciso da me.. seguendo i miei schemi..

E intanto lo odio..


Altre volte, invece, persone che hanno fatto delle scelte meno fortunate, o meno comuni, degli altri, si ritrovano ad essere sole ed emarginate.

Altre volte, forse ancora peggio, si ritrovano a considerarsi come appartenenti alla classe “inferiore”.. negando a loro stessi la possibilità di ottenere ciò che desiderano.. infondo li capisco: se non lo meritano, che senso avrebbe desiderarlo..


La mia voce di bambino però c’è ancora.. è la voce di questi ricordi.. e di tanto in tanto la senso chiamarmi, alzo la testa dal cofano, sporco di grasso anche in viso, e mi scopro sorriderle, come fosse mia figlia che vien da me chiamandomi papà..

Invece è lì pungente, un po’ dura, come i bambini quando son delusi e arrabbiati, in piedi a chiedermi:

“Cos’è cambiato da quando eri bambino?

“Perché ora sei migliore o peggiore di un altro? Perché non siete più uguali?”

E io lì, in ginocchio, cercando di venderle una bugia in cambio della sua verità, a cercare di spiegarle con voce affettuosa, che ..

“sai, la vita è piena di scelte..

“e, queste scelte, hanno avuto delle conseguenze.. a volte piccole, a volte grandi.. ma ce l’hanno sempre..”


Il bambino se ne va.. non è soddisfatto.. e non lo sei neanche tu..

È la tua voce da adulto a parlarti ora.. un po’ frustrata, un po’ arrabbiata, un po’ con la voglia di prendere il pallone ed andare a giocare davanti ad un portone..

“Perché abbiamo permesso a tutto ciò che ci era intorno di parlarci di noi e di costruire la nostra immagine..

“Perché?..

“E non provare a mentirmi! Sai benissimo anche tu che è questa la vera risposta! Sono connivente della mia prigionia..

“Perché ho smesso di giocare? Perché non gioco più con la mia vita?.. quand’è che ho cominciato ad avere paura?..”


Deriva volontaria..


Ma poi torni al tuo lavoro, sapendo che sei contento infondo di come siano andate le cose.. sai che, se fossero andate diversamente, tu non saresti stato così. Sai che se avessi fatto altre scelte, saresti stato un semplicemente un altro. Sai che se senti ancora la voce del bambino vuol dire che almeno non ti sei tradito mai..

Il tuo cuore, infondo lo sa: sei sempre lo stesso bambino.. solo un po’ più cresciuto..



Mario Viscovo

2 commenti:

Cristiana ha detto...

Un girotondo di spontaneità infantile alle spalle di un vecchio albero ai cui piedi una coppia di adolescenti sperimenta per la prima volta l'amore.
Idillio Primaverile.
Quel vecchio fusto è la fine di una vita tuttavia dall'alto della sua venerabile età sa che è stato e tornerà ad esser parte di quel girotondo di delicate mani di bambino.

WhiteWolf ha detto...

La cosa più bella dell'essere bambini è la sorpresa. Quel sorriso, innocente, che spunta per ogni minima scoperta. Quel sentimento che spesso, istituzionalizzandoci, perdiamo. Vorrei vedere quanto divertimento possiamo trovare noi, in un foglio di giornale che svolazza nel vento. La capacità di saper leggere il mondo senza condizionamento, senza freni. Con il tempo qualcosa ci indurisce, come una forma di DAS lasciata a se stessa. E noi troppo esposti alla realtà, non sempre piacevole. In fondo però, sono sicuro, che quella forma esposta a qualsiasi tepore del mondo, possa tornare ad essere agile e avventurosa in qualsiasi momento. In un secondo. Perchè siamo tutti affetti dalla Sindrome di Peter Pan.