…Trangugiando avidamente grandi bicchierate d’acqua da una brocca di vetro trasparente, ansante e col mantice del petto toccare il bordo del tavolo appoggia i gomiti e con la schiena curva dalla fatica si guarda intorno. Nulla gli è familiare, al punto di farlo sentire un individuo amnetico catapultato per chissà quale motivo in un qualsiasi punto della Terra. Dopo la folle corsa prima di irrompere nel pub, l’unica consolazione è sentirsi scorrere sulla lingua e giù per la gola la frescura in forma liquida, pur non realizzando affatto da quale fonte possa venire. Ogni qualsiasi essere umano avrebbe saputo fornire una risposta immediata a questo quesito, scontata addirittura, ma non siamo di certo tutti uguali, tantomeno lui.
Placato il primo impulso della sete, scruta col le pupille dilatate ogni singola faccia all’interno della stanza, e ne estrae i tratti peculiari memorizzandoli, ma la sua memoria e come fosse un recipiente forato: dagli occhi, infatti, sugge le immagini che dal respiro vengono successivamente espulse per disperdersi e scomparire.
Fuori la neve è in incessante accatastarsi, fiocco dopo fiocco, ed il freddo riesce a penetrare il cemento armato, l’intonaco, e come la costante presenza di una testa d’alce affissa al muro di una baita di montagna, fa capolino dalla finestra verso la quale ora è rivolto lo sguardo di lui. La stanza scompare e lui osserva, quasi sentendo il peso sul palmo delle mani, il cadere della neve. Non pensa a nulla, non può, non ne è capace, può solo osservare, trattenere il respiro e poi dimenticare. Nessuno gli si avvicina, o perché troppo occupato a fare ciò che fa o perché inquietato dal silenzio che emana in un posto così rumoroso.
Laggiù nell’angolo, un uomo parla nell’orecchio di una donna, ben vestita ma abbastanza scoperta da lasciar immaginare al suo interlocutore il bianco opulento dei seni; la luce soffusa colpisce diritta il canino dell’uomo lucido di saliva, lei ricambia il saluto e anche per loro la stanza scompare nell’angolo più buio della loro mente. Lui espira. Una donna non più giovane batte i piedi dall’impazienza, sul pavimento di vinile nero e si sistema in continuazione il foulard attorno al collo, ne mordicchia le estremità dalle cuciture spesse, sorseggia un whisky che espande attorno alla sua aura di eau de toilette francese un aroma pungente. Lui espira. Il mondo sembra manifestarsi con i suoi fenomeni tutto nello stesso momento, e nel medesimo istante scomparire inghiottito da un buco nero. Un attimo di esistenza, lui espira, un respiro che attraversa il corpo, lui espira, un battito perso del cuore, un attimo di esistenza ed uno di oblio. Lui espira…
Antonio Liaci
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