Ebbene si.
Abbiamo incontrato Leopardi.
Non ci credete?!
Come darvi torto? .. non ci crederei nemmeno io. E, onor del vero, spesso tendo a non darmi troppa retta..
Comunque..
Eravamo lì, nella biblioteca dell’università, sulla quale ho paura che dovrò spendere qualche parola.
La nostra facoltà è quella di studi orientali. Ci troviamo quindi al quartiere Esquilino di Roma, praticamente al centro. A due minuti a piedi c’è la stazione termini, per farvi un’idea.
La nostra università è quindi un pochino particolare: molte tradizioni, etnie, culture e filosofie si trovano a condividere il medesimo spazio.
Probabilmente, qualche anno fa, l’attuale biblioteca, un’enorme stanzone, era dedicato ad un corso di ritualistica, esoterismo o qualche altro studio di poteri nascosti e sopiti.
Spesso capita che per scaricare la tensione dello studio e per chiacchierare un po’, ci ritroviamo lì vicino.
Stavamo parlando di Leopardi.. si.. di lui..
Si.. esatto.. per distrarci dallo studio e chiacchierare piacevolmente parlavamo di Leopardi..
Posso immaginare il flusso di pensieri che tale immagine genera.
Non voglio illudervi oltre, non ne parlavamo in termini seri: togli gli occhiali e quell’espressione tronfia dai visi delle tre figure losche che stavi immaginando.
Ebbene si. stavamo prendendo in giro Leopardi..
Lui e la sua cazzo di siepe…
Rubens: ma te lo immagini Leopardi tutto il giorno a flasharsi davanti a quella siepe?
Mario: ehehe sisi.. seduto su una sdraio, a guardare fisso, assortissimo ‘sta cazzo di siepe!
Antonio: e dai, ragazzi! Un po’ di serietà! Vorrei vedervi io se Leopardi fosse qui a dirgli queste cose!
Mario: madonna.. quanto mi piacerebbe..
Rubens: madò! Sai che flash! “Leopà! E sveglia! Guarda che silvia mica ti aspetta, eh!! Muoviti un po’! pettinati, fatti una doccia, e va da lei! Parlale! Invitala per un caffè! Che ne so.. fai qualcosa però!
Mario: ehehe che fico! Mi piacerebbe veramente troppo! (nel dirlo si alza, attratto dall’idea e batte un piede per terra)
In quel momento, buio..
Si apre un tunnel sotto di noi..
Lì, proprio lì, su quella piccola aiuola che prima era il centro di una stanza, c’era disegnato un simbolo strano..
Una figura a nove facce con dei simboli mai visti, sembrano quasi il disegno di nodi da marinaio tanto sono elastici ed intrecciati..
In un minuto ci troviamo tutti e tre per terra, increduli e spaventati..
Dopo una rapida occhiata ci rendiamo conto di essere arrivati in un giardino..
C’è solo un ragazzo oltre a noi..
Vestito strano..
È lui! Leopardi!
Non lo capiamo subito..
Rubens: ma che minkia..
Mario: ahia.. che botta!
Antonio: ..
Mario: ragazzi! Tutto bene? Vi siete fatti male?
Rubens: no.. tutto apposto..
Antonio: si.. anch’io.. mi fa solo un po’ male il braccio.. ho sbattuto su un ramo..
Mario: si anch’io.. mi sono un po’ graffiato su questo cespuglio..
Leopardi: (con voce fievole) cazzo.. la siepe!.. ma voi.. chi siete?
La domanda ci desta..
Si.. è successo qualcosa..
Ancora non sappiamo bene come, ma ci siamo spostati nel tempo e nello spazio..
I pensieri sembrano essere gli stessi per tutti e tre..
“ma dove cazzo siamo finiti??”
Ci guardiamo..
Rapide occhiate di intesa e sgomento..
Dopo qualche sguardo e qualche espressione perplessa riflessa alle espressioni dei compagni di viaggio, il vagare mentale si interrompe..
Leopardi: (.. solita voce, fievole e stridente..) allora? Avreste la compiacenza di dirmi i vostri nomi?
Mario: (girando un po’ la testa, senza alzarsi da terra) ehm.. si.. certo.. io sono Mario, (braccio teso verso destra ad indicare Rubens) lui è Rubens, (sposta il braccio un po’ indietro, verso Antonio) e lui è Antonio.. tu invece sei?
Leopardi: “tu”? come osate darmi del tu? Io sono Giacomo Leopardi.. cosa ci fate in casa mia? Nel mio giardino? Vedete cosa avete fatto? Avete danneggiata la mia amata siepe!
Mario: si.. scusi.. mi spiace di aver danneggiato la siepe.. non lo abbiamo fatta apposta.. vedrai si sistemerà da sola nel giro di pochi giorni.. niente di grave.. vedrà che si sistemerà.. mi scusi ma dalle nostre parti si ha l’usanza di dare del “tu”..
(Intanto Rubens e Antonio parlando a bassa voce tra loro, alle spalle di Mario, ancora per terra..)
Rubens: Leopardi?!?!
Antonio: cazzo! Ma com’è possibile?
Rubens: guarda l’erba! Sembra bruciata.. c’è pure un disegno.. sembrano caratteri giapponesi!
Antonio: .. non giapponesi.. però son delle scritte..
Rubens: che è sto coso??
Mario: ragazzi.. dev’essere una sorta di porta.. tipo Stargate.. surreale!
Leopardi: vogliate avere la compiacenza di rendermi partecipe delle vostre disquisizioni. Credo che riguardi anche me come il vostro viaggio abbia avuto luogo ed in particolar modo, perché il mio giardino e la mia amata siepe abbiano assunto il valore di meta.
Mario: (ignorando completamente Giacomo) ragazzi! Secondo me questo è uno dei vecchi disegni che disegnava il professore che poi hanno cacciato! Quello che insegnava ritualistica ed esoterismo!
Antonio: vuoi vedere che, pensando intensamente tutti e tre la stessa cosa, abbiamo attivato questa porta!
Rubens: (si alza e comincia a passeggiare) vabè.. già che ci stiamo facciamoci un giro!
Leopardi: (comincia a parlare da solo) l’infinito.. voi venite dall’infinito..
Mario: (alzatosi e guardando il danno fatto al cespuglio) dai Giacomo.. infondo non s’è fatto niente ‘sto cespuglio!
Leopardi: Siepe! Non è un cespuglio.. è una siepe!
Mario: siepe.. ha i rami forti.. e così almeno puoi vedere che c’è dopo.. sai che palle sennò stare tutto il giorno sull’ermo colle da solo! A guardare un cespuglio..
Leopardi: Siepe!!!
Mario: siepe.. almeno così riesci a vedere dietro.. ti nasconde tutta la visuale..
Leopardi: cosa nasconde la mia amata siepe? Dove il mio pensier s’infranse eludendo l’infinito da cui voi venite..
Rubens: (fra sé e sé.. sotto voce) la siepe.. l’infinito.. ermo colle.. oh cazzo..
Antonio: (alzatosi.. e andato vicino a Rubens, sente il suo riflettere) che succede?
Rubens: Mario sta per cambiare la storia.. sta rivelando a Leopardi cosa cela la siepe..
Antonio: Cazzo!! Avvertilo!!! Potrebbe distruggere il futuro per come lo conosciamo..
Rubens: (cominciando a correre ed urlare..) Mario!! Zitto !!! Mannaja la.. !!!!
Mario: (completamente all’oscuro di tutto.. parlando con Leopardi) beh..
Leopardi: presto ditemi! Cosa nasconde la siepe che dall’ultimo orizzonte il mio guardo esclude? (sospirando e con una mano sul mento quasi a cercare di contenere l’emozione)
Rubens: nooooooooooooooooo….
Mario: … (si inchina, guarda..)
Leopardi: allora?
Rubens: Marioooooooo….
Mario: niente Leopà.. c’è n’artra siepe.. che sfiga..
Leopardi: (di nuovo chiuso in sé stesso, abbassa le spalle, sguardo per terra e mano sulla bocca) .. lo sapevo..
Da qui nasce “La siepe oltre la siepe”
Tornando ai fatti di quell’episodio..
La situazione si faceva preoccupante..
I nostri 3 baldi culturalizzandi erano intrappolati in una situazione problematica e complessa..
Antonio: ragazzi.. forse è meglio se ce ne andiamo! Rischiamo troppo, stando qui.. il minimo errore e potremmo condizionare l’intero corso della storia..
Mario: giusto..
Rubens: e andiamo..
Detto fatto..
Dopo due minuti, con un veloce cenno della mano in segno di saluto a Leopardi, i nostri tre amici si allontanano lentamente.
Mario: ma, in tutto ciò, come ci torniamo a casa?
Antonio: dici che ci passa di qua l’n5?
Mario: ah boh.. potremmo chiedere a Giacomo.. era un po’ strano, ma tranquillo..
Rubens: ma lascialo stare quell’emo di merda! Che ne sa lui! Come fa ad aiutarci! Non sa nemmeno che deve fare della sua vita! Se non era per noi sarebbe rimasto senza far niente a fissare un cespuglio del cazzo per anni! Guardalo lì! Guà! (con il braccio teso ad indicare Giacomo che intanto aveva preso a passeggiare avanti e indietro con l’espressione assorta ed una mano sul mento)
Mario: e vabbè.. poraccio..
Rubens: .. lo vedi l’alone grigio? È tutto triste quell’uomo! Caviamocela da soli, mi sa che è meglio!
Antonio: il punto resta.. che si fa?
Mario: ma dite che lo Stargate era a senso unico?
Rubens: eh?
Mario: nel senso..
Antonio: dici per tornare indietro?
Mario: eh sì.. magari, pensando intensamente all’aiuola dell’uni e battendo i piedi tutti insieme, funziona!
Rubens: e proviamo!
I 3 tornano con passo risoluto verso Leopardi, il quale, distratto dai suoi stessi pensieri nota il nostro energico trio quand’era ormai già vicino.
Un po’ spaventato arretra di un passo.. Temo lo abbiano spaventato.
Rubens: (divenuto ormai estremamente risoluto) scusa Leopà.. (spostandolo di peso per un braccio) ci serve un po’ di spazio.. ti metteresti in qualche altro angolo a piangere e a commiserarti? Tanto ci mettiamo poco.. poi potrai fissarti su tutti i cespugli che vuoi..
Mario: forse dovremmo tenerci per mano mentre lo facciamo..
Rubens: si! non sia mai qualcuno di noi restasse qui co’ sto disperato..
Antonio: allora al mio 3, ok?
Mario, Rubens: ok!
Antonio: 1..
2..
3!
Battono i piedi.
Pensano a casa..
Aspettano.. senza aprire gli occhi..
Mario: ci siamo? Siamo tornati?
Rubens: non lo so.. non voglio aprire gli occhi..
Antonio: aspettate ragazzi.. adesso guardo io..
Leopardi: sareste così gentili da spiegarmi cosa state facendo?
Rubens: mannaja la m….
In quel momento, buio..
Il tunnel si riapre sotto i loro piedi..
Si ritrovano all’uni..
Esattamente come stavano prima di partire..
Seduti nello stesso punto.. nello stesso modo..
Tutti e 3 sapevano che era successo qualcosa..
Nessuno dei 3 aveva il coraggio di parlare..
Sguardi fugaci ed espressioni attonite..
Unico linguaggio che la situazione riusciva ad ammettere..
Secondi di frastornante e concitato silenzio..
Fino a che..
Mario: ehm.. ragazzi..
Antonio: eh?
Rubens: ..
Mario: ehm.. mi fareste girare una sigaretta? .. l’aria di campagna mi fa sempre venire voglia di fumare..
Tutti e 3 sapevano..
Ma nessuno avrebbe parlato.
Per questo ne abbiamo fatto un blog.
Ora sapete..
Dite che quella porta potrebbe funzionare di nuovo?
Mario Viscovo
2 commenti:
Il bello è stato che è iniziato proprio così, per gioco. Senza nulla togliere alla serietà ci siamo prodigati a ricordare un personaggio del passato, oramai immortale nella nostra memoria, con le risate. Perché il riso non abbonda sulla bocca dello stolto, ma bisogna saperlo rendere vero ed autentico, al punto giusto.
Il senso dell'umorismo come senso di comunione e di conoscenza, bizzarro certo, ma troppo vero, troppo nostro.
Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.
- Giacomo Leopardi
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