Il jazz di Diana Krall suona lontano, lei si muove sul palco, quasi volando sulla note spezzate della voce. Una di queste colpisce la parte di me che non si vuole palesare. Ebbene si, una sottile e viscida gelosia striscia tra le mie vene come un lungo parassita. Non ho altro da fare che assecondare il calore alle tempie del sentimento più infido del mondo. Dall’altra parte della sala la gente chiacchiera a bassa voce, l’abatjour sui tavoli è ancora avvolta dal fumo delle sigarette. La mia quasi non si vede più, il mio sigaro consuma la luce tutta attorno e, talvolta della cenere cade sul mio completo gessato appena stirato. A casa c’è qualcuno che mi aspetta, ma non chi voglio che mi aspetti. Ultimamente tornare a casa è diventato un lavoro difficile. Un lavoro quasi impossibile mentire o non agire d’impulso, quando tutto attorno ti sprona a fare così. Attendo solo di essere colpito al cuore, da quella nota, come se la fiera della gelosia bramasse di cibarsi di note e fumo.
Faccio dondolare la gamba destra accavallata su quella sinistra, il calzino si scopre e un po’ d’aria calda, umida trapassa lo spessore del filo di scozia. La guardo, lì in piedi, bellissima, ondeggiare come una ninfa, il demone del ritmo si è impossessata di lei e non risponde più delle sue azioni. Ora uno swing rallegra le poche teste vuote nel locale, riesco a vedere il lucido delle loro chiome impomatate, muoversi a tempo. Non capiscono che non è semplice musica, slang o ritmo, l’essenza della vita in pochi minuti, un viaggio infinito.
Ecco che ritorna la gelosia, nascosta dietro la mia sedia, come una diva mi illude di poter essere mia, con la sua procacità, si strofina al mio volto, sensuale e pericolosa, rossa di rabbia…io non cederò. Ma poi un colpo di rullante in controtempo ed il tempo svanisce, la vista si annebbia, non posso più essere me stesso, la mia mente è come spenta. Il locale, la gente, i farfalloni ben vestiti e dalla testa vuota spariscono. Solo una cosa è chiara, la melodia suadente e soffusa del contrabbasso ed il volto di lei, espressivo, contorto in mille piccole sensuali rughe. Mi carezza il viso la gelosia, mi ha conquistato, ma non presto più attenzione alle forme allettanti del mostro, la mia vista è proiettata solo verso il mondo di emozioni sulla bassa pedana di legno rivestito in moquette. Potrebbe esplodere una guerra, crollare il palazzo, l’odio congiunto di tutte le persone potrebbe avere all’unisono l’unico obbiettivo di togliermi dalla faccia della terra, ma nulla potrà mai staccarmi dal mio momento di estasi.
La cenere del sigaro cade sul mio paio di pantaloni preferito e, sofisticato come sono, trovo l’unico modo di tornare alla realtà, oltre ad accorgermi che il mio ottimo whisky è andato a farsi benedire mischiandosi col ghiaccio liquefatto. Per fortuna ne arriva subito un altro di ottima qualità. Avvolge la mia gola come una sciarpa di kashmir in primavera.
Gelosia, gelosia, che strano nome, sembra essere meno greve se pronunciato. Non si immagina nemmeno cosa l’essere umano può commettere in suo nome. È vero, la gente dice che senza un pizzico di gelosia tutto potrebbe essere troppo monotono. Ragazzi, ve la regalerei subito la mia, anche subito, ma non la capireste. La mia gelosia non è come immaginate, non ha la forma di una donna reale, non ha un nome, ma solo una melodia, lenta, lenta, struggente e sensuale…life is a beautiful thing…
Antonio Liaci
5 commenti:
Questo è l'effetto Diana Krall..ragazzi che botta...la consiglio a tutti.
Beh, io ne sò qualcosa. Diciamo anche che Woody Allen insegna, e basta sentire una qualsiasi canzone della cara Diana per sentirsi totalmente avvolti dalla sua splendida voce. Il piano che và, cadenzato, accompagnando i pensieri in una composizione tutta sua e originale. Che bello...
Credo che Woody e Diana facciano una coppia strana, eccentrica. La voce dolce e dall'atmosfera newyorkese si sposa con le immagini e le situazioni di Woody, tanto da non vedere dove comincia uno e finisce l'altro...Grandi
cacchio mi hai intristito non poco.
ovvio che si tratti di pura fantasia,ma le sensazioni di cui scrivi sembrano così reali..mi auguro sinceramente,cumpari,che sia solo creatività, perchè se sei capace di provare gelosia come quella descritta,è brutta la cosa.
Per altro nel tuo momento di "estasi" ho immaginato come perfetta la colonna sonora di Taxi Driver (di preciso il sax solo di Tom Scott)
Leggendo questo raccontino mi sono immerso in una dimensione che richiama gli anni 30' su per giù.
a tel proposito un piccolo suggerimento dettato dal cuore..leggi qualcosa di Raymond Chandler..il suo bravo protagonista,Philip Marlowe, ti farà innamorare.
dimenticavo: bel pezzo,uomo. Parlare di Jazz,whisky e gessato senza cadere nel trito e ritrito è cosa sensazionale,se pensi al fatto che siamo nel 2009.
un grande!
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